02 August 2016

Testo di Francesca Guffanti per COME CLOSER. IPOTESI PER UNA WUNDERKAMMER DELLE VANITÀ.



VANITAS

Ho ripreso a dipingere
L'ho fatto per cercare di connettermi a quel quid, a quel mistero dell'esistere inteso come fisicità, pensiero ed emotività
Energia vitale
Che per me significa cercare la sostanza pittorica, materica e cromatica di cui siamo fatti noi ed il mondo circostante e di cui sono fatte le nostre visioni
Al di là di quell'arte che, dopo essere stata dichiarata morta, continua a ripetere il suo suicidio (attraverso la musealizzazione, la spettacolarizzazione, idee e concetti sempre più astratti dalla materia greve, l'iperformalizzazione)

Che colore ha l'energia?
Possono due cani essere fatti della stessa terra su cui poggiano?
Come si relaziona la carne all'acqua?
Di cosa è fatto un unicorno?
Perché se uso strumenti non appropriati e casuali, la pittura sembra ancora più curata che se fatta a pennello?
Domande forse stupide che però, a mio avviso, contengono brandelli di verità importanti
Prima di tutto una frammentazione del pensiero che forse non si riunirà mai in un grande sistema, ma che è triste specchio dei tempi
Spesso si vola basso, si sogna poco, non ci si chiede nulla
Eppure io credo che nel piccolo, nell'elencare, in questa frammentazione, ancora si possa trovare un senso
Elencare, ordinare e poi mettere in disordine, allineare e disallineare pensieri ed immagini, correre rischi
La vanitas è ovunque e ci accompagnerà ora e sempre ma così è sempre stato
Ciò non esclude il sogno di poter ancora mettere le ali

Francesca Guffanti, 2016